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«Tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1, 48). «La pietà della Chiesa verso la Santa Vergine è elemento intrinseco del culto cristiano”. La Santa Vergine «viene dalla Chiesa giustamente onorata con un culto speciale. In verità dai tempi più antichi la beata Vergine è venerata col titolo di “Madre di Dio”, sotto il cui presidio i fedeli, pregandola, si rifugiano in tutti i loro pericoli e le loro necessità...(Clicca sull'immagine per andare al sito)

martedì 15 settembre 2015

Il Papa è cattolico?


martedì 21 luglio 2015

Laicattolicesimo

di G. F.
Unavox


Lo Stato, dunque, deve ricevere dalla Chiesa la suprema norma morale; e di conseguenza deve accettare la Chiesa e riconoscerla, non come esso pensa di considerarla, ma quale l’ha costituita Iddio, rispettando in essa per intero quei diritti e quelle prerogative che il suo divino Fondatore volle assegnarle”. (Padre Matteo Liberatore, S.J., Condizione della Chiesa rispetto allo Stato). 

Così parlava un vero cattolico del novecento!
Oggi siamo davanti ai cattolici che credono che sia la Chiesa che debba ricevere la suprema norma morale dallo Stato.
È facile riconoscere questo tipo di cattolici in alti prelati come i cardinali Kasper e Marx, Mons. Galantino e financo Papa Francesco.
Questi cattolici, che hanno messo lo Stato al posto di Dio, è necessario che abbiano un nome, e siccome lo Stato è laico e loro si collocano con a destra la laicità e a sinistra il laicismo, possiamo chiamarli laicattolici.

Conosciamo tutti la dottrina dei due poteri, temporale e spirituale. Dall’insegnamento tradizionale sappiamo tutti che il potere temporale deve essere subordinato a quello spirituale. Una separazione tra i due poteri sarebbe una dichiarazione di reciproca indipendenza … un nuovo manicheismo pratico.
Ora, da quando questo è accaduto per la prima volta, con la riforma protestante, e dopo in forma più marcata, con la rivoluzione francese, il cattolico si è trovato al cospetto di due poteri che fanno leggi opposte. Molti hanno lasciato la Chiesa per seguire lo Stato,  altri invece sono rimasti nella Chiesa pur seguendo lo Stato. Sono questi i cattolici liberali, che fin dal loro sorgere hanno cercato di subordinare la Chiesa allo Stato e hanno raggiunto il loro scopo con il Concilio, esultando con la nota dichiarazione che il “Vaticano II è stato il 1789 della Chiesa”.

martedì 26 agosto 2014

A proposito del linguagio di Francesco: un testo del card. Siri



A proposito dell'ermeneutica

Cardinale Giuseppe Siri
Estratto dal libro Getsemani 
Riflessione Sul Movimento Teologici Contemporaneo



Il verbo dell'uomo è scaturito da un ordine di suprema armonia. È questa un'immutabile e fondamentale conoscenza. Il verbo dell'uomo è scaturito dall'ordine dell'Intelligenza eterna del Creatore. Nessun ricorso ad immagini dell'uomo e della società umana, nel più remoto passato, nessuna analisi dei dati delle lingue e dei linguaggi, nessuna speculazione sui dati della psicologia, detta sperimentale, nessuna ricerca in qualsiasi campo, può alterare questa grande e profonda verità, che è e deve essere sempre alla base di ogni meditazione e di ogni speculazione a proposito della verità, di Dio, dell'uomo e dei suoi eterni destini. Il verbo dell'uomo ha la sua origine nel Verbo di Dio.

domenica 27 aprile 2014

Nouvelle Theologie: il ribaltamento

http://www.corsiadeiservi.it/it/default1.asp?page_id=554

La Nouvelle Théologie – dalla riprovazione alla riabilitazione all’egemonia

L’elevazione al Soglio Pontificio di Angelo Roncalli (1958) porse alla Nouvelle Théologie un’occasione epocale per uscire dalle latomie e prendersi una devastante rivincita sui suoi persecutori.

La mens del nuovo papa era per formazione orientata favorevolmente verso le correnti moderniste.

Giulio Andreotti racconta che il giovane seminarista Roncalli fu amico e condiscepolo di Bonaiuti, incappato successivamente nella scomunica, e di Alfonso Manaresi, che invece abbandonò la veste talare per sottrarsi ai provvedimenti canonici. Con don Giulio Belvederi formavano un ben assortito quartetto infervorato dalle idee moderniste spiranti dall’Europa colta [1]. Da Patriarca di Venezia nel 1949 ricordò ad Andreotti le “fervide battaglie giovanili combattute insieme in una Roma difficile” col suo “grande amico” Giulio Belvederi. Sui primi due compagni, Bonaiuti e Manaresi, si espresse ciosì: qualcuno andò “oltre il seminato” [2]; ma molte delle anticipazioni di allora erano poi divenute feconde realtà (il Concilio avrebbe poi provveduto a costituzionalizzarle).

Uomo di forti passioni, dal 1905 al 1914, Roncalli restò al fianco, come segretario personale, del vescovo di Bergamo Giacomo Radini-Tedeschi (1857 – 1914), che egli venerò come guida e modello per tutta la vita. Per questo non sopportò mai che il suo vescovo avesse subito quella che per lui era un'emarginazione, ossia la mancata consegna del cappello cardinalizio, a causa della sua difesa dei modernisti: in un’intervista del 1959 richiesta e rilasciata a Montanelli (1909 – 2001) [3], Papa Giovanni al sentire il nome di Pio X, e il commento del giornalista ("Ah, il Papa Santo...") “ebbe come un movimento di dispetto, da cui però si riprese subito. Sì , sì - fece - era Santo, era Santo, ma un santo un po' anomalo perché era un uomo triste. E come si può essere tristi quando si ha con sé Dio?"

sabato 11 gennaio 2014

Pio XII parla ai gesuiti sulla Nuova Teologia (In Latino)





http://www.vatican.va/holy_father/pius_xii/speeches/1946/documents/hf_p-xii_spe_19460917_compagnia-gesu_lt.html

ALLOCUTIO SANCTISSIMI DOMINI NOSTRI PII PP. XII
AD PATRES SOCIETATIS IESU IN XXIX
CONGREGATIONE GENERALI ELECTORES*
Die XVII mensis Septembris, Anno Domini MDCCCCXXXXVI

Quamvis inquieti et difficiles volvantur dies, Romae legitimum coetum vestrum seu generalem Congregationem ipsi, dilectissimi Nobis, coëgistis; et nunc concorditer et actuose tranquille et operose, Ordinis vestri negotiis consulitis, ut is magis magisque, coalescentibus viribus et disciplina roborata, Dei laudem provehat et Ecclesiae utilitati deserviat. Ex quo coetu vestro iam praecipuus maturuit fructus: novum enim delegistis vestrum generalem Praepositum, quem heic adstantem animo oculisque Nostris amplectimur. Dignus ipse sit eo, in cuius locum successit, Wlodimiro Ledóchowski, quem profecto pietate, prudentia aliisque virtutibus inter Praepositos generales insignem, tum duo ultimi Decessores Nostri, tum Nos ipsi vivum magni fecimus ac defunctum multo desiderio modo Nos vobiscum deflemus. Supremus hic vester moderator, eadem constantia et alacritate ac ille, Societatis Jesu bono provideat et eius novis necessitatibus prospiciat.
Calamitosum recens confectum bellum Ordini vestro, aut saltem compluribus eius Provinciis et sacris expeditionibus, non pepercit. Haud pauci sodales vestri ob pugnas et missilia morte intercepti; multi ad signa arcessiti vel ad dura opera damnati; multi bello capti frigus, inopiam, vexationes, onerosos labores et praesertim diuturna captivitatis taedia et aegritudines perpessi sunt.
At Societas Jesu, mater vestra, miscens gaudia moeroribus, Psalmistae iure potest verbis uti :« Cum anxietates multiplicantur in corde meo, consolationes tuae delectant animam meam » (Ps. 93, 19). Nonne id singulari Dei muneri et beneficio tribuendum est quod ipsa, quamvis procellosa labantur tempora, gregalium suorum auctas adhuc videt cohortes et praeclaris documentis perspicit probatas virtutes? Mirando profecto vobiscum evangelicae vitae exempla, quibus sodales vestri inter milites et captivos versantes enituerunt; miramur apostolici laboris multiformem sollertiam, qua sacerdotes aliique ex agmine vestro commilitonibus Christi salutem, pacem, laetitiam portaverunt. Quid autem dicendum de apostolicis inceptis, quae sodales in regionibus a victoribus exercitibus occupatis, interdum non sine capitis periculo, susceperunt? Amplissima quidem eorum virtuti laus dehetur aeque et caritati, quam Provinciae vestrae, minoribus belli nocumentis affectae, actuosam contulerunt in commodum atque utilitatem fratrum, qui miseriis et aerumnis premuntur, qui tot necessariis rebus indigent, qui in lacrimabiles ruinas reparandas incumbunt. Neque operositas vestra his tantum circumscripta est terminis. Cum bellicae conflagrationi finis impositus est, ipsi, Dei auxilio freti, non solum adaucta contentione rebus vestris providistis, novitiorum domus et doctrinae domicilia in pristinum vel meliorem statum restituistis, sed etiam certatim religiosi, moralis, socialis ordinis instaurationi et emendationi, magnae molis opus, vos devovistis et, quantum fieri poterat, animos hominum odiis asperatos lenire contendistis.
Nihil nunc praesentius et instantius postulatur, dilectissimi Nobis, quam ut religionis imperium et christiana morum disciplina debitum in honorem et vigorem restituantur. Pro dolor, diffusa immortalium bonorum neglegentia, in quae tempora incidimus. In quovis hominum coetu inveniuntur, qui omnino catholicam fidem, immo ipsius religionis rudimenta ignorent: inveniuntur ii, quibus nihil nefas in facinore et in libidine sit, qui etiam primaria morum praecepta et iustitiae normas negligant; sunt phrenetici, qui saeviant in sacra, et lethargici, qui ea socordes praetermittant; per integras regiones et civitates socialis ordo penitus immutatur. Mala sunt tempora, quia mali sunt homines. Debent homines fieri boni, ut bona fiant et tempora.
Sentit, intelligit Ecclesia ad se summopere pertinere tantam malorum colluviem repellere, aegris gentibus mederi. Et hoc opus ipsa aggreditur, summe freta Dei auxilio et gratia. Nam etiam ad nostra tempora aptari potest illud Doctoris gentium : « Ubi abundavit delictum, superabundavit gratia »(Rom. 5, 20). Etiam nostris temporibus « Sol salutis » refulget, cum Christus nos quoque ad apostolicum laborem invitet voce illa: « Levate oculos vestros et videte regiones, quia albae sunt iam ad messem » (Io. 4, 35). Haec vox divini Redemptoris de sacris expeditionibus in primis valet eisque mirum affert solamen. At valet etiam de terris et populis olim ex toto christianis et catholicis; passim namque religiosus fervor Christifidelium augetur; et novis incitamentis inflammatur; passim oculi et mentes hominum in Ecclesiam attolluntur, ab ea potius quam a quolibet alio salutem expectantes; passim plurimi sunt ii, qui vere «esuriunt et sitiunt iustitiam »(Matth. 5, 6), divinaeque lucis et gratiae desiderio flagrant.
En grande opus ab Ecclesia perficiendum! In hoc assequendo proposito ipsa vobis quoque confidit, vestro devovendi vos studio confidit, religiosa professione vestra vestraque doctrina maxime confidit. Num vacua Nostra decidet spes? Nullo modo. Experiundo novimus, quantus strenue agendi amor vos moveat et incendat. Jesu causa agitur; et Societas Jesu ad sanctissimum huiusmodi parandum triumphum magnopere conferet et alios multos in suum traducet exemplum.
Servandae autem vobis sunt nonnullae condiciones, ut quod Nobis fore spondemus fausto eventu contingat, et exspectationem Nostram ipsi expleatis. Ante omnia oportet Constitutionibus vestris et universis earundem praescriptis firme fideles sitis. Instituta Ordinis vestri possunt, si id congruens esse videatur, ad nova temporis adiuncta hic illic immutando accommodari; attamen quod praecipuum in iis est, nequaquam tangatur perpetuumque consistat. Exempli gratia: tertius probationis annus, quem aliae religiosae familiae vos imitatae sibi adsumpserunt et cuius beneficio intimae spiritalis vitae vena in vobis uberior succrescit; meditationis et silentii consuetudines, praesertimque de alumnorum institutione a maioribus receptae normae indemnes serventur. Haec vero sueta vobis institutio diuturna est, hac de causa actuosa et efficax. Quemadmodum ut robustae quercus solidentur, longa temporis intervalla necessaria sunt, ita longa patientia ad formandum virum Dei semper requiritur. Refrenetur igitur iuvenum generosa audentia, qua ii ad agendum intempestive rapiuntur: nimis propera operositas magis disperdit quam aedificat, eaque tum agenti tum ipsis apostolicis operibus nocet.
Si veri nominis et intrepidi apostoli esse velitis, in id adsidue nitamini, ut, toti spiritu Exercitiorum S. Patris vestri Ignatii instituti atque imbuti (cfr. Epit. Inst. S. I. n. 174 bis), solidas supernaturales virtutes vobis comparetis et fide ardenti omnes facultates vestras in famulatum Christi Domini impendatis; nitamini, ut hac via caelestis gratiae opes, utpote viva mystici Corporis Christi membra, vobis augeatis; divini Redemptoris caritate permoti, pravi amoris sui sensus contundite, abnegate vos, in primis animorum motus coërcendo moderandoque, cuius quidem abstinentiae disciplina ad omnia officia explenda, ad omnia ardua exantlanda idonei et parati efficiemini.
Ex hoc etiam fiet, ut oboedientiae virtus numquam concussis fundamentis innitatur. Tessera vestra, laus vestra, firmitas vestra oboedientia, quae eo quam maxime spectet oportet, ut ad moderatorum vestrorum nutum omnino flexibiles sitis sine querimoniis, sine mormurationibus, sine reprehendenda censura, quae, nostrae aetatis morbus, dissipat vires atque languida et infructuosa apostolica reddit incepta. Onerosa, quae austera oboedientia imponit, fient vobis levia, afflante caritate, quae si adest, Deus ipse adest, quia « Deus caritas est ». Sit ergo in vobis « caritas de corde puro et coscientia bona et fide non fisitiones falsi nominis scientiae » (1 Tim. 6, 20).
Vestrum est nomine et re non solum viros vere religiosos, sed magnae quoque doctrinae esse. Ipsi officium exercetis, sive ore sive scriptis, theologiam, Sacras Litteras, ceterasque ecclesiasticas disciplinas, philosophiam quoque docendi : eximius hic vobis honor, nobilis labor, at magna quoque suscepti huius ministerii vobis ratio impendet. Universis et singulis, quibus haec concredita provincia est, alta sonat Apostoli vox :« O Timothee, depositum custodi, devitans profanas vocum novitates et oppositiones falsi nominis scientiae » (1 Tim. 6, 20).
Societatis Jesu igitur sodales, ut tantae spei fideliter respondeant, omni diligentia suas observent leges, quae ipsis praecipiunt, ut « tamquam solidiorem, securiorem, magis approbatam Constitutionibusque consentaneam » doctrinam S. Thomae sequantur (cfr. Epitom., nn. 315-318) iidemque indeflexa constantia, agmini vestro consueta, Ecclesiae magisterio haereant, habentes, ut ipsis Sancti Societatis vestrae Conditoris verbis utamur, « animum paratum et promptum ad obediendum in omnibus verae Sponsae Christi Domini nostri, quae est nostra sancta Mater Ecclesia Hierarchica », et « credendo inter Christum Dominum nostrum Sponsum et Ecclesiam eius Sponsam eundem esse spiritum, qui nos gubernat et regit ad salutem animarum nostrarum; quia per eundem spiritum et Dominum nostrum, qui dedit decem mandata, regitur et gubernatur sancta nostra Mater Ecclesia » (Exerc. Spirit., Regulae ad sentiendum cum Eccl., 1ª et 13ª).
Quodsi iidem apprime fidem debent colere, debent etiam accuratam perfectamque scientiam sibi adipisci et, praeclara sui Instituti vestigia secuti, doctrinarum progressus, quantum possunt et quomodo possunt, sectari, id sibi persuasum habentes, se hoc itinere, quamvis aspero, plurimum ad maiorem Dei gloriam et ad aedificationem Ecclesiae conferre posse. Insuper suae aetatis hominibus, sive ore sive scriptis, debent ita loqui, ut intelligenter et libenter audiantur. Ex quo id infertur, ut in proponendis et proferendis quaestionibus, in argumentationibus ducendis, in dicendi quoque genere deligendo, oporteat sui saeculi ingenio et propensioni sapienter orationem suam accommodent. At quod immutabile est, nemo turbet et moveat. Plura dicta sunt, at non satis explorata ratione, « de nova theologia » quae cum universis semper volventibus rebus, una volvatur, semper itura, numquam perventura. Si talis opinio amplectenda esse videatur, quid fiet de numquam immutandis catholicis dogmatibus, quid de fidei unitate et stabilitate?
Dum igitur inocciduam Veritatem vereri sanctum solemneque habetis, operam date problemata, quae labens fert tempus, studiose investigare et exsolvere, praesertim si era eruditis christifidelibus obstacula et difficultates progignere possint; quin etiam eadem illustrando, in auxilium convertentes impedimentum, illorum fidem inde confirmate. Verumtamen, cum novae vel liberae agitantur quaestiones, catholicae doctrinae principia semper mentibus praefulgeant; quod in re theologica omnino novum sonat, evigilanti cautione perpendatur; certum firmumque ab eo, quod coniectura dicitur, ab eo, quod labilis nec semper laudabilis mos etiam in theologiam et philosophiam introducere et invehere potest, secernatur; errantibus amica praebeatur manus, nihil autem indulgeatur opinionum erroribus.
Id vos cohortati, dilectissimi Nobis, Apostolicam Benedictionem vobis amanter impertimus ac multa prece Dei auxilium, sine quo nihil, quocum possumus omnia, vobis devocamus, ut sanctissimae Evangelii causae antiquo ritu, novo studio vos vestraque addicatis. Fortia fortes agite. « Crescite vero in gratia et cognitione Domini nostri et Salvatoris Jesu Christi. Ipsi gloria et nunc et in diem aeternitatis. Amen » (2 Petr. 3, 18).

*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, VIII,
 Ottavo anno di Pontificato, 2 marzo 1946 - 1° marzo 1947, pp. 229-234
 Tipografia Poliglotta Vaticana

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